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Come la scelta della penna incide sulla qualità del tratto

come Il tratto influenza la scelta della penna

La scelta della penna influisce sulla qualità del tratto, sulla pressione percepita, sulla fluidità del movimento e persino sull’aspetto generale della grafia. Strumento e gesto si condizionano a vicenda. La punta, la densità dell’inchiostro e la scorrevolezza della penna modificano il modo in cui la mano si appoggia al foglio. A sua volta, il modo di appoggiare la mano orienta la scelta dello strumento, anche in modo inconsapevole. Chi cerca uno strumento “che scorra” o “che lasci il segno” sta già dicendo qualcosa di sé.

Nella grafologia francese, che ha in Jules Crépieux-Jamin uno dei suoi maestri, la qualità del tratto è un segno che si legge con attenzione, osservando l’inchiostrazione, i bordi e la regolarità del deposito. Come ogni segno grafologico, ha valore solo nel quadro complessivo della scrittura e non va mai interpretato isolatamente.

Vediamo i principali tipi di tratto:

TRATTO FINE

È sottile, leggero, con bordi poco inchiostrati. Una penna a punta fine, come la fineliner, ne accentua la delicatezza e rende più evidenti le piccole variazioni del gesto, anche quelle quasi impercettibili. In grafologia può essere associato a una modalità più sensibile e selettiva: persone che filtrano gli stimoli, che preferiscono la precisione alla quantità e che tendono a un’attenzione discreta per i dettagli.

Va però letto con prudenza. Un tratto fine può anche dipendere semplicemente da una pressione leggera o dallo strumento scelto.

TRATTO PASTOSO

È morbido, pieno, con una certa ricchezza e continuità dell’inchiostrazione. L’inchiostro si deposita in abbondanza e i contorni appaiono leggermente sfumati. Tradizionalmente viene collegato alla ricettività, alla sensualità e alla ricchezza delle impressioni, sempre nel quadro complessivo della scrittura.

Si tratta in genere di persone che vivono il mondo attraverso i sensi, che amano il contatto con i materiali e che danno peso all’esperienza concreta. Chi scrive con un tratto pastoso sceglie un pennarello, una trattopen, una penna stilografica o comunque una penna dalla punta larga.

TRATTO NETTO

È ben definito, preciso, senza sbavature né dispersioni. I bordi sono puliti e il segno si staglia con chiarezza sul foglio. Richiama generalmente chiarezza, decisione e capacità di delimitazione: la tendenza a distinguere, ordinare e prendere posizione. Solitamente viene scelta una penna a sfera o una rapidograph (penna tecnica), strumenti che restituiscono un segno regolare e uniforme.

TRATTO NUTRITO

È più consistente e sostenuto, con bordi più larghi rispetto al tratto netto, ma anch’esso privo di sbavature e dispersioni. Può essere favorito da una penna morbida, come una penna gel, o da un forte appoggio sul supporto. Sul piano grafologico può suggerire energia, intensità e investimento nel gesto. È un tratto che “dice presenza”: chi lo usa mette corpo e determinazione in ciò che scrive.

La differenza rispetto al tratto netto sta nella sostanza, perché il netto è definito e il nutrito è anche pieno.

TRATTO VELLUTATO

Appare morbido, pieno, uniforme e leggermente satinato, con un deposito d’inchiostro regolare. Non è né secco e tagliente né grossolanamente pastoso. L’impressione visiva è quella di una certa morbidezza e continuità del gesto.

Significa sensibilità e ricettività, calore affettivo, piacere sensoriale ed estetico. Spesso si sceglie una penna blu che scorre in maniera fluida e dal tratto coprente, come una penna roller.

Esempio sintetico:

qualita del tratto esempi

Ovviamente nessuno di questi tratti è “migliore” degli altri. Ciascuno restituisce una modalità diversa di stare nel gesto: delicatezza, ricchezza, chiarezza, energia, morbidezza. Per questo conviene osservarli sempre insieme agli altri segni della scrittura, come pressione, ritmo, forma e spazio.

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