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La scrittura di una persona bugiarda esiste davvero?

Si può riconoscere la scrittura di una persona bugiarda?

È una delle domande che il grafologo si sente rivolgere più spesso, e quasi sempre con una nota di speranza: poter “smascherare” qualcuno da una firma o da un biglietto. La risposta seria, però, è meno spettacolare di quanto ci si aspetti.

Un segno solo non basta

In grafologia l’insincerità non si riconosce da un unico particolare della scrittura. È piuttosto l’insieme di più specie a poter suggerire una tendenza alla dissimulazione, alla reticenza o al mascheramento. Questo principio non è un’attenuazione prudenziale dell’ultima ora ma uno dei cardini del metodo, ereditato dai fondatori della disciplina.

Già Jean-Hippolyte Michon e, dopo di lui, Jules Crépieux-Jamin (L’écriture et le caractère, Parigi, 1888) insistevano sul fatto che il significato di una “specie” grafica dipende dal quadro in cui è inserita, e in Italia Girolamo Moretti, con il suo Trattato di grafologia, ha reso sistematica la lettura dei segni nel loro intreccio reciproco.

I segni di insincerità secondo Max Pulver

Max Pulver, psicologo e grafologo svizzero, nella sua Simbologia della scrittura (titolo originale Symbolik der Handschrift, Zurigo, 1931) dedica particolare attenzione ai cosiddetti segni di insincerità. Pulver legge la pagina come uno spazio simbolico, in cui il modo di muoversi della penna rivela il modo di muoversi della persona nel rapporto con gli altri. Tra i segni che prende in esame:

  • la scrittura filiforme, quando porta a una semplificazione eccessiva delle forme: le lettere perdono la loro struttura e si riducono a un filo ondulato, che può indicare evasività, adattabilità estrema o tendenza a non “scoprirsi”;
  • la presenza di lacci o fiocchi, soprattutto quando il movimento tende a mascherare la struttura della lettera, quasi a creare un ornamento che nasconde ciò che sta sotto;
  • le m e le n ad arco, quando assumono un carattere artificioso o di dissimulazione: l’arco, che nel movimento naturale è una forma di protezione, diventa qui una copertura costruita;
  • le lettere eccessivamente complicate o ricercate, nelle quali la forma sembra prevalere sul movimento spontaneo, come se la grafia fosse “recitata” più che vissuta;
  • le differenze significative tra testo e firma, quando la firma appare come una vera e propria “maschera” rispetto alla scrittura abituale: l’immagine pubblica di sé che non coincide con il modo di essere nel quotidiano.

Insincerità non significa lentezza

Non bisogna mai confondere però insincerità e lentezza. Una scrittura lenta, disegnata, “costruita” può appartenere a una persona semplicemente insicura, scrupolosa, poco allenata o che sta scrivendo in un contesto formale.
Al contrario, una persona abituata a dissimulare può produrre una scrittura perfettamente spontanea e fluida. Chi mente per professione, per abitudine o per carattere, spesso non “sente” di mentire, e il suo gesto grafico non registra alcuna tensione particolare.

Quello che dice la ricerca

Va detto con onestà che la ricerca scientifica è molto più scettica della tradizione grafologica. Gli studi sull’affidabilità predittiva della grafologia, come quelli di Ben-Shakhar e colleghi (Can graphology predict occupational success?, Journal of Applied Psychology, 1986), hanno dato risultati poco incoraggianti. Anche la letteratura sul riconoscimento della menzogna, ad esempio la meta-analisi di DePaulo e colleghi (Cues to deception, Psychological Bulletin, 2003) e il lavoro di Aldert Vrij (Detecting Lies and Deceit, Wiley), mostra che gli indizi affidabili della menzogna sono pochi e deboli, e riguardano soprattutto il comportamento e il linguaggio, non la grafia.

La regola d’oro: leggere l’insieme

Il grafologo evita le sentenze e ragiona in termini di tendenze e di ipotesi da verificare. Per questo il perito serio non dirà mai “questo segno significa che la persona mente”. Il significato nasce dall’insieme della grafia, dal contesto e da come i vari elementi comunicano tra loro: pressione, ritmo, ordine, dimensione, continuità, rapporto tra pieni e vuoti.

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